“…infin che ‘l veltro verrà, che la farà morir con doglia.”

Nell'inchiesta "Rinascita-Scott" emerge la massiccia presenza di colletti bianchi, nonché di personaggi legati a entrambe le ali della politica tradizionale. Più che al Giano Bifronte, questi individui e uomini-cerniera fanno pensare a Gerione... Gratteri e Nicaso ci vedono chiarissimo, quando affermano che la lotta alle mafie è anche e soprattutto lotta alla cultura mafiosa che si sviluppa come per ipostasi, o come funghi e muschi da materiale organico in putrefazione.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ‘l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

In Agones. Uno dei dati più significativi che emergono dalla monumentale, straordinaria operazione anti-mafia “Rinascita-Scott” condotta dal capo procuratore del Dda di Catanzaro Nicola Gratteri, è la massiccia presenza dei cosiddetti colletti bianchi tra gli indagati e i condannati. Nulla di nuovo, per chi abbia letto i libri o seguito i vari interventi di Gratteri o di Nicaso: ma il dato risulta tuttavia ancora più eloquente, quando sia comprovato da indagini. Questi colletti bianchi sono tutta gente che, nelle parole del magistrato: “[…] aveva un lavoro, che non aveva bisogno di mettersi al servizio della ‘ndrangheta.” Appunto i molti animali a cui s’ammoglia.

“…Infin che ‘l veltro, verrà, che la farà morir con doglia”.

E’ ormai chiaro che questa lotta non è solo giudiziaria, ma anche culturale. Il male da combattere e debellare è quella lupa dipinta dai versi danteschi che aprono questo articolo; ovvero ciò che Pound, negli ultimi anni della sua vita, identificò con l’avarizia: ritrattando le sue posizioni sull’usura (usura che, come risultato anche da questa indagine, rappresenta uno dei mezzi impiegati dalle cosche sia per il riciclaggio di denaro sporco che per il controllo delle imprese: attraverso la creazione di veri e propri monti di spietatezza, per rovesciare l’immagine dei monti di pietà cara al poeta americano).

Il male è l’avarizia: già identificato come radix omnium malorum da Paolo di Tarso.

Per questo Gratteri e Nicaso ci vedono chiarissimo, quando affermano che la lotta alle mafie è anche e soprattutto lotta alla cultura mafiosa, e più in generale a quella macrocultura che permette lo sviluppo e l’espansione del sottobosco mafioso: composta in particolare dal progressivo monopolio dei valori da parte del denaro, dall’assurgere del denaro e del potere che ne emana a valori universali. E che si tratti di una macrocultura, di uno stadio da cui la cultura mafiosa si sviluppa come per ipostasi, o come funghi e muschi da materiale organico in putrefazione, risulta ancora più chiaro se si considera appunto la massiccia presenza all’interno dell’inchiesta di questi colletti bianchi, nonché di personaggi legati a entrambe le ali della politica tradizionale. Più che al Giano Bifronte, questi individui e uomini-cerniera fanno pensare a Gerione… a quella creatura che trasportò Dante attraverso un profondo gorgo fin nelle Malebolge, cerchio dell’inferno dove vengono puniti i fraudolenti:

[…] la faccia sua era faccia d’uom giusto
tanto benigno avea di fuor la pelle
e di serpente tutto l’altro fusto.

Volendo portare avanti la metafora dantesca, sembra che i contatti attraverso gli ambienti della massoneria deviata possano considerarsi come il gorgo… o ancora una funzionalissima “[…] autostrada mondiale”.

Al di là di tutto, l’inchiesta cade a un mese circa dalle regionali in Calabria. Questo mi porta a due considerazioni.

La prima: visto il successo nelle piazze e la visibilità mediatica, il movimento delle sardine dovrebbe smetterla di pretendere l’assunzione di galatei ad usum della società distopica e pretendere invece dal legislatore quella volontà politica alla lotta contro l’illegalità e la corruzione che, nella sua attività di magistrato ed educatore, Gratteri invoca ormai da decenni. Speriamo in questa concreta presa di posizione.

Oltre a questo, e qui arriva la seconda considerazione, i partiti politici che trarranno qualche vantaggio per il fatto di non essere (ancora?) inseriti in questi meccanismi criminali dovrebbero far sì che, attraverso i voti polarizzati da questo terremoto giudiziario, vengano insediati personaggi integri e capaci, e non semplicemente chi abbia distribuito più volantini o ricevuto più click. Ancora una volta, speriamo che ciò avvenga e che quindi i cittadini liberi e capaci “[…] tornino ad occupare il vuoto che abbiamo creato,” come si augura il capo procuratore Gratteri.

Due parole, per concludere, su quest’uomo.

Gratteri ha più volte affermato che quello del magistrato è un mestiere magnifico: perché nel suo esercizio si può contare su una grande libertà e forte indipendenza. Il suo agire ricorda a tutti un fatto essenziale, menzionato anche dal Foscolo in sua lettera inviata alla madre poco prima dell’esilio: ovvero che, almeno per certe professioni come quelle del magistrato o dell’uomo di lettere, la libertà e l’indipendenza siano prima di tutto un dovere, e non tanto un diritto. Amor iusti omnia vincit.

Pasquino sul campo