Chi può accedere agli account online dopo la morte?

Email, account di social network, abbonamenti streaming o foto nel cloud: se qualcuno muore, ci sono molti dati rimasti in rete. Ma cosa succede con questi dati? La cosa migliore sarebbe di nominare una persona abilitata ad accedere ai propri account on-line ancora che si è in vita.

Chi può accedere agli account online dopo la morte? (foto © ilsoleitaliano – F.G.B.)

Alcuni provider danno la possibilità agli utenti di nominare un “erede” del proprio account in caso di morte.

Questi account possono essere fonte di guadagno altre volte fonte di pagamenti. Da ciò si può benissimo capire che oltre agli account senza alcun valore monetario ci sono account che continuano a produrre effetti pecuniari anche dopo la dipartita e per gli eredi spesso inizia la ricerca: come ottengo le password? quali fatture sono ancora aperte? quali abbonamenti dovrei cancellare? Senza tralasciare i contratti che riguardano la sfera privata e a volte sessuale che rimangono spesso nell’ombra fintanto che non arrivano i pagamenti e i promemoria periodici.

L’accesso a questi account può avere dei profondi significati personali e privati e/o altre volte può riguardare anche aspetti economici di piccola o anche grande entità, ma in ogni caso comporterà per chi è rimasto un grande dispendio di energie e a volte sofferenze.

Come disporre dei propri account on-line nel caso di dipartita?

Il consiglio è quello di avere una lista di tutti gli account on-line con le relative password. Includere sia i social che le banche on-line, gli abbonamenti, le vendite on-line, ecc…Una volta creato questo elenco consigliamo di tenerlo sempre aggiornato e relegato in un luogo sicuro o salvato come documento su una chiavetta USB crittografata.

Una prima via per disporre di questi account dopo la morte è quello di designare una persona di fiducia con le relative disposizioni sui vari account.

La designazione può avvenire con un semplice documento dove viene menzionata la persona insieme alle istruzioni, ma ha poco efficacia legale ed in più il soggetto indicato lo verrebbe a sapere solo dopo la vostra dipartita.

Sarebbe meglio designare questo soggetto mediante Procura per una persona fidata.

Il procuratore potrà accedere e gestire gli account on-line del defunto in base a tale disposizione. La procura può essere speciale riguardante uno specifico e dettagliato elenco di account on-line da allegare alla procura stessa oppure una procura generale per gli account on-line ed in questo secondo caso il procuratore potrà chiedere l’accesso a tutti gli account appartenente alla persona scomparsa, anche a quelli che non se ne era a conoscenza al momento della dipartita.

Con la procura si può indicare quali dati devono essere cancellati, i contratti da estinguere e che cosa dovrebbe accadere ai profili sui social network e delle foto on-line. Allo stesso modo, è possibile specificare cosa dovrebbe accadere con dispositivi come computer, smartphone, tablet e dei relativi dati memorizzati.

Importante: l’autorizzazione deve essere scritta a mano, datata e firmata. Ed è essenziale che sia posta la condizione di efficacia “dopo la morte“. Cosicché possa produrre effetti solo dopo la vostra scomparsa.

Si può regolare la proprietà digitale anche in un testamento. Questo deve contenere anche tutti i dati di accesso agli account di posta elettronica e degli altri servizi Internet del de cuius. Ad esempio, si può specificare che solo alcune persone possano ottenere informazioni dettagliate sui propri dati.

Anche il testamento deve essere scritto a mano, chiaramente formulato e firmato. I testamenti fatti da sé possono essere rapidamente inefficaci. Meglio redigerlo da un notaio o avvocato certificato per il diritto successorio.

Finora solo pochi provider Internet hanno regolamentato la proprietà digitale. Ad esempio, Google offre un account Inactivity Manager. Attraverso di esso gli utenti possono informare Google, durante la loro vita, su chi ha accesso ai propri dati e/o se l’account deve essere cancellato.

Facebook può mettere l’account nel cosiddetto “stato commemorativo“. C’è anche l’opzione di nominare un “contatto” che si prenderà cura del proprio account o specificare che l’account debba essere eliminato in modo permanente da Facebook.

Con la sentenza del 2018 la Corte federale di giustizia (BGH) , ha equiparato la proprietà digitale all’eredità dei normali beni rientrando così nell’asse ereditario. Ciò significa che tutti i diritti e doveri del defunto nei servizi online vengono trasferiti agli eredi. Si possono ottenere tutte le informazioni personali del defunto nei servizi di posta elettronica e nei loro account di social network. Anche se – come nel caso della citata sentenza della Corte federale di giustizia – su Facebook un account fosse messo in stato commemorativo.

Sapendo che la comunicazione digitale personale diventa pienamente accessibile agli eredi, ogni utente online dovrebbe determinare chi dovrebbe gestire il proprio patrimonio digitale e come gestire le proprie informazioni personali.

Va da se che dopo questa sentenza la “libertà” del soggetto di disporre dei propri “beni digitali” si è molto ridotta in quanto se ne può disporre fintanto che non si va ad intaccare gli interessi legittimi ed economici degli eredi.

In parole povere una cosa è disporre delle proprie foto o file fintanto rimangono nella sfera personale, un’altra è se quei file hanno un valore economico allora non se ne può, per esempio, in linea di principio predisporre la distruzione. Ma tutto questo non è oggetto del presente articolo e riguarda il diritto successorio.

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