EST VIRUS IN REBUS

In Agones. Ammetto di scrivere questo articolo solo per la simpatia ispiratami dal titolo: titolo che già da solo, nel suo riferimento a un celebre detto latino, potrebbe più o meno riassumere la mia idea sulla questione. L’articolo è dunque, volutamente, asciutto – e prende piuttosto spunto da un fatto di cronaca per trattare brevemente d’altro.

In Agones: Est modus in rebus

Riportiamo un passaggio da una dichiarazione del CNR in data 22 Febbraio:

“[…] l’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva.”

Est modus in rebus, appunto.

Ciò detto, psicosi e reazioni collettive offrono sempre uno spettacolo piuttosto deprimente: che si tratti di fascisti e concomitanti antifascisti del terzo millennio (“davanti a questo mare”), come pure di popolazioni la cui cultura generale sia più orientata su serie Netflix che non su autori capaci di educare a quella che, secondo la felice formula di Rémy de Gourmont, è l’attitudine a dissociare le idee.

Parlo anche della psicosi al contrario: ovvero di quanti, sebbene in opposta direzione, comunque cavalchino tsunami d’ignoranza collettiva. Mi riferisco a chi gridi al complotto americano contro la Cina, anche in ragione dei suoi recenti flirt con la Russia (e anche qui: tra modelli cosiddetti diversi, ma in cui alcune idee di base come crescita e consumo siano comunque dominanti, tutto resta un reciproco flirtare – una voluttuosa, griffata, sconfinata, multietnica promiscuità tra modelli americani, russi, cinesi, iraniani sciiti…)

Certo: non sarebbe la prima volta, nella Storia, che un qualche rappresentante di una qualche Ragion di Stato si risolva ad abbassare un poco l’indice della popolazione mondiale sulla base di alcuni interessi particolari. Si potrebbe dire la stessa cosa riguardo a Chernobyl: forse che la Russia non poteva avere interesse a scatenare il panico intorno all’energia atomica in Europa, storico e danaroso acquirente del suo gas? Tutto questo è logico. Ripeto: che la diffusione dell’epidemia possa basarsi su interessi legati a geopolitica e a Ragion di Stato è cosa perfettamente, storicamente logica. Illogico è il pensare o il lasciare intendere, da parte di analisti vari, che Stati e relative Ragion di Stato si dividano tra buoni e cattivi. A questo proposito, io resto decisamente nietzschano:

Staat heißt das kälteste aller kalten Ungeheuer. Kalt lügt es auch; und diese Lüge kriecht aus seinem Munde: „Ich, der Staat, bin das Volk.” (Stato significa il più freddo di tutti i freddi mostri. Freddamente egli mente – e questa menzogna così gli strica fuori di bocca: “io, lo Stato, sono il Popolo.”)

Ricordiamo che il potere è un motore a due tempi e ricordiamo (e ri-citiamo) i versi su potere e opposizione di Pasolini:

[…] va verso il futuro
il Potere, e lo segue, nell’atto trionfante,
l’opposizione, potere nel potere.

Saprà forse di cliché… ma va anche ricordato che il virus più letale, in ogni caso, resta l’ignoranza.
Per questo motivo leggiamo, pensiamo, rileggiamo, ripensiamo… e laviamoci le mani.

P.S. Per i lettori di buona volontà: consiglio di riconsiderare la situazione andata creandosi con la diffusione del Coronavirus dopo aver letto quanto accennato a proposito di Biopolitical production e Ausnahmezustand nel Post Scriptum di questo articolo: “l’oppinione ovvero l’oppio dell’opinione”.

Pasquino sul Campo

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