Intervista a Leopoldo Innocenti sul libro “Auf Wiedersehen Italia”

Leopoldo Innocenti - “Auf Wiedersehen Italia”: un libro dedicato ai giovani
Leopoldo Innocenti – “Auf Wiedersehen Italia”: un libro dedicato ai giovani

Parlare con Leopoldo Innocenti è un po’ come confrontarsi con un padre o uno zio attento. Nonostante sia l’intervistato, è pronto a interessarsi a chi gli pone le domande, a mettersi nei suoi panni, a dare consigli utili. Non a caso è stato giornalista e corrispondente dall’estero per la RAI per molti anni e ora che è in pensione, può finalmente dedicarsi alle tematiche giovanili che gli stanno particolarmente a cuore. Il suo ultimo libro, “Auf Wiedersehen Italia.” è dedicato a loro: a tutti i giovani che in Italia hanno trovato soltanto porte chiuse e hanno avuto il coraggio di sfidare se stessi in Germania, in particolar modo a Berlino.
Il Sole Italiano lo ha intervistato.

A fine marzo hai presentato a Berlino il tuo libro “Auf Wiedersehen Italia” edito da Armando Editore che ha attirato così tante persone da dovere ripetere la presentazione due volte nella stessa serata. Ci puoi riassumere l’esperienza?
È stato meraviglioso. C’è stata una partecipazione molto attiva con tante domande dal pubblico. Qualcuno mi ha chiesto perché non ho parlato della vecchia migrazione e dei Gastarbeiter, ma io ho spiegato loro che questo è un libro diverso:  è un libro sui giovani di oggi, sui ragazzi che vengono qui a Berlino perché è la città delle start-up, delle nuove idee, della nuova arte.

Nel booktrailer del tuo libro dici che Berlino è come un ragazzo un po’ sfrontato che ti chiede: “Ma ce la fai a starmi dietro?” e questa è una sensazione che hanno anche i giovani qui a Monaco, nonostante siano due città estremamente diverse.
Sì, bisogna correre, non basta venire qui e seguire quelle quattro cose che Berlino offre, come l’informatica o l’arte… bisogna innanzitutto conoscere la lingua, questo è un punto fondamentale che tengo a sottolineare: senza il tedesco si fa poco. In vista dell’Europa, sono convinto che saranno i giovani a salvarci, quindi l’esperienza che loro fanno all’estero servirà al paese. Però si devono preparare non più con la furbizia italiana ma con la professionalità italiana. Vorrei che si stracciasse quel luogo comune che in Italia conta più la furbizia che l’onestà. Secondo me stando qui i ragazzi imparano che se sono seri vanno avanti.

Come hai selezionato i giovani di cui parli nel libro?
Ho cercato un campionario che mettesse in evidenza quello che puoi fare stando in un paese come la Germania. Ho fatto un percorso insieme a questi ragazzi, li ho intervistati. Sono pieni di speranza. Non sto dicendo che sono tutti affermati e nemmeno che stanno facendo i miliardi, ma hanno in comune il fatto di essere riusciti a ritagliarsi un piccolo spazio nell’ambito che desideravano e che in Italia gli era precluso. Uno di loro ad esempio è un musicista che ha avuto esperienze negative in Italia e che ora è stato invitato a un festival musicale. Un altro fa la guida turistica da libero professionista a Berlino e racconta quanto qui la burocrazia sia più snella che in Italia. C’è un ragazzo delle Marche che vuole fare il pittore e ora ha trovato un posto che gli permetterà di esporre le sue opere. Se vai in una città italiana a chiedere di esporre i tuoi dipinti ti ridono in faccia…

Quindi non si tratta di venire qui solo per “fare carriera”, ma piuttosto per arricchirsi dal punto di vista umano e personale?
Per i ragazzi di oggi è già importante fare qualcosa che vogliono fare. Hanno mille interessi, sono curiosi e hanno voglia di sperimentare, di dare se stessi. Ma questo l’Italia non glielo permette. Almeno qui in Germania fanno esperienze, imparano la lingua, si arricchiscono culturalmente e forse un giorno, cambieranno paese o torneranno a casa.

Consiglieresti a un giovane di andare in Germania?
Sì, io ho deciso di scrivere questo libro perché tutti in Italia parlano della Germania, ma in pochi la conoscono. I tedeschi non sono molto conosciuti perché da noi c’è meno voglia di scavare, cosa che invece i tedeschi fanno nei nostri confronti. Quindi certo che lo consiglierei, se non altro per imparare la lingua. Anche se fai il lavoro più umile ma stai qui otto o dieci mesi e alla fine ti porti a casa la conoscenza del tedesco, è già una vittoria.

Hai avuto una lunga carriera giornalistica come reporter di guerra. Come mai hai deciso di dedicarti ai giovani italiani?
Io sto portando avanti una battaglia nei riguardi dei giovani. Ero stato in Germania tanti anni fa, dopo il liceo. Ho fatto un corso di tedesco a Colonia. Dopo avere chiuso la mia carriera di giornalista ed essere andato in pensione, mi è venuta voglia di investigare sui giovani che adesso fanno un’esperienza simile alla mia di allora. Vorrei fare politicamente una scuola di giornalismo in Germania riconosciuta anche in Italia. È difficile da realizzare ma voglio provarci, voglio continuare a lavorare con e per i giovani.
Questo potrei chiamarlo il libro dell’orgoglio: l’orgoglio che io provo per questi ragazzi che stanno qui che si sacrificano e sudano pur di realizzare i loro sogni. Cosa che non possono fare a casa loro.

Qui il sito della casa editrice per acquistare il libro.

 

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