Gioventù in campo. Due esempi da Augsburg

I fodatori della Gaming Athletes (v. l.) Roman Deringer, Heinz Klemann e Tiberiu Novac. © Gaming Athletes
I fondatori della Gaming Athletes (v. l.) Roman Deringer, Heinz Klemann e Tiberiu Novac. © Gaming Athletes

Augsburg. La gioventù, un mondo di contrasti e di interazioni, di scambi reciproci e crescite, di competizioni, gare, confronti e lotte. Un universo in evoluzione, con idee, speranze e sogni.

Gioventù perduta, gioventù bruciata. Gioventù in declino. Ragazzi con in testa il divertimento e la spensieratezza invece che il senso del dovere e del lavoro.

Ma queste opinioni, di membri di generazioni precedenti, sono spesso stereotipi e falsi pregiudizi. A confermare il contrario di queste visioni, accorrono spesso storie di giovani con la voglia di fare, di creare, di mettersi in gioco, di rivoluzionare il presente e di portare un apporto significativo alla realtà di tutti i giorni.

Ecco allora che, circoscrivendo di molto il luogo di storie a lieto fine, partendo dal lontano enorme pianeta terra – astratto, irraggiungibile, immenso, incommensurabile e difficile da scoprire nella sua totalità – e restringendo il campo ad un continente, l’Europa ad esempio, rimpicciolendo ancora di più l’area analizzata e arrivando in Germania, cerchiamo di farci sempre più vicino alle persone, andiamo allora in Baviera. Ed ecco che l’attenzione viene catturata, infine, da Augsburg.

La città ci offre due storie per esemplificare il concetto dell’intraprendenza e della vitalità giovanile. Da una parte il già impressionante duo di esordienti meccaniche industriali Nadia Geiger e Denise Umann – donne, dunque, in un universo, nello stereotipo sociale, maschile – e dall’altra il trio composto dall’economista Heinz Klemann, il giurista Roman Deringer e il matematico Tiberiu Novac.

Non sono due schieramenti in competizione tra di loro, ma due squadre dagli obiettivi diversi, con aree di interessi divergenti e provenienza professionale differente. Ma entrambe hanno ottenuto la grande opportunità di realizzare idee e progetti.

Partiamo dalle due meccaniche. La loro storia è strettamente correlata alla città che le ospita e ai continui episodi di pali, colonne e paletti urbani distrutti da auto e furgoni.

Un breve excursus della vicenda, per inquadrare la questione.

Il centro della città di Augsburg è sempre più testimone di veicoli dal conducente distratto e imprudente che investono e distruggono arredi urbani come i paletti in pietra e i pali di metallo. Ogni volta che uno di questi viene distrutto, la città deve sborsare 200 euro. Un costo che la città deve sobbarcarsi, dal momento che i responsabili del danno fuggono dopo il disastro. E, secondo quanto riportato dalla squadra di operai edili del reparto infrastrutture, sono richiesti interventi dalle 3 alle 5 volte a settimane per rimediare ai danni recati.

Le due apprendiste – di 18 anni una e 19 l’altra –  sembra abbiano risposto all’appello di aiuto silenzioso della città, offrendo con un’idea originale ed intelligente una soluzione a questo problema.

Ecco dunque la proposta, semplice ma al tempo stesso efficace: attrezzare ogni arredo urbano con adeguate extra componenti luminose che rendano gli oggetti maggiormente visibili ai conducenti. Una economica lampadina ad energia solare da mettere, ad esempio, sopra il paletto, facilmente reperibile in qualunque Baumarkt. O opportune scatole di alluminio con cella fotovoltaica da applicare ai lati. La prima soluzione dovrebbe prevenire abbattimenti ad opera di veicoli in retromarcia, la seconda dovrebbe funzionare più per pedoni e ciclisti.

Questa è la scommessa che le due giovani lanciano alla città, una scommessa a totale vantaggio dell’ordine urbano e sicurezza cittadina. Favorendo l’integrità degli arredi, la città dovrebbe riuscire a risparmiare i soldi per la ricostruzione e ricollocazione degli arredi distrutti con una spesa di circa 100 euro per la fabbricazione e montaggio di ciascun arredo.

Ad una sfera più sociale e ludica appartiene invece l’iniziativa del trio maschile, ad una dimensione più internazionale è mirato il loro obiettivo e ad avere un impatto sul mercato mondiale è auspicato il loro lavoro. La loro compagnia, la Gaming Athletes, con sede legale e fisica ad Augsburg in Werner-von-Siemens-Straße 6,  propone non soluzioni a problemi, ma opzioni di gioco in una piattaforma virtuale dove i partecipanti possono competere tra di loro nei sempre più gettonati e ricercati eSports. Organizzano ovvero tornei e duelli per i giocatori. L’idea viene offerta principalmente agli users con una frequentazione ai videogiochi di 10 o 15 ore alla settimana. Per la realizzazione del loro progetto, hanno ricevuto un finanziamento, ammontante a 140.000 euro, dal Bundesministerium für Wirtschaft und Energie, dal Europäischen Sozialfonds für Deutschland e dall’Existenzgründungen aus der Wissenschaft.

Gli utenti della loro piattaforma si mettono d’accordo tra di loro, si sfidano in videogiochi come Counterstrike o League of Legends e hanno poi un mese di tempo per terminare il duello.

I creatori e co-fondatori della compagnia devono gareggiare in competizioni nel campo dell’economia reale e del marketing più sfrenato. La loro proposta si trova a giocare in una sfera sempre più competitiva, in un mercato sempre più saturo di idee affini e in lotta tra di loro. Esistono già siti-web che propongono questo genere di competizioni eSports organizzate, come ad esempio Challenge me, ESL gaming, ESEA League, DreamHack o Twitch.tv, piattaforme ormai già famose ed utilizzate da migliaia e migliaia di utenti. I tre fondatori affermano che da loro si sono già registrati circa 45.000 users. La Gaming Athletes si appresta ad intraprendere una competizione internazionale con altre compagnie dallo scopo affine.

In tutto ciò emerge come l’osservazione della città e dei suoi bisogni, da una parte, e la conoscenza e analisi della società e del suo evolversi in seno della virtualità, dall’altra parte, sono caratteristiche che la gioventù del 21esimo secolo dimostra di avere.

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