Il Mietpreisbremse che lascia tutti insoddisfatti

Il Mietpreisbremse lascia tutti insoddisfatti
Il Mietpreisbremse lascia tutti insoddisfatti

Il primo giugno è ormai passato da un po’ e il Mietpreisbremse (qui alcune informazioni) dovrebbe essere già entrato in vigore. Ma è proprio così?

A quanto pare no. Fin’ora infatti il “freno dei prezzi d’affitto” è stato attivato, puntuale sui tempi, solo nel Land di Berlino. Il 1′ luglio sarà la volta del Nordrhein-Westfalen, ma per quanto riguarda gli altri 14 Land che compongono il territorio tedesco non è dato sapere quali siano le tempistiche della messa in opera di questo strumento e in alcuni casi si pensa proprio di non attivarlo affatto. Nel Sachsen-Anhalt ad esempio, il consiglio regionale ha deliberato che il mercato immobiliare non è così preoccupante come in altre regioni e che quindi il Mietpreibremse non sia necessario. Ad appoggiare la decisione, le agenzie immobiliari che, conti alla mano, sostengono che quasi un appartamento su otto sul loro territorio sarebbe ora non affittato.

Lo strumento voluto da Stato e politici per ridurre l’ascesa dei canoni d’affitto lascia fin da ora molti, tra locatori, inquilini e agenti immobiliari, insoddisfatti.
Secondo Inka-Marie Storm, portavoce dell’associazione “Haus und Grund”, questo strumento penalizza fortemente i proprietari delle abitazioni, costringendoli da una parte a ridurre il prezzo d’affitto, e dall’altra a modernizzare periodicamente le abitazioni stesse, in modo tale che mantengano i requisiti energetici e ambientali richiesti dalle sempre nuove leggi.

Non del tutto soddisfatti anche gli inquilini dell’associazione “Heidelberger”. Il loro rappresentante, Christoph Nestor, parla infatti del Mietpreibremse come di uno strumento utile, ma decisamente imperfetto e insufficiente: una piccola azione per tamponare problemi molto più grandi, creatisi a causa di una passata politica abitativa povera e mal gestita. A dare manforte a questa idea anche il deputato dei Verdi Christian Kühn, che spiega come in passato i comuni di diverse città avrebbero venduto molte abitazioni al migliore offerente, ma non avrebbero poi investito a sufficienza nella costruzione di alloggi sociali. In questo modo erano ogni anno sempre di più le abitazioni a disposizioni di affittuari privati e sempre di meno quelle inserite in programmi di aiuto sociale.

Alcuni esperti sostengono che gli affittuari avrebbero “raggirato” la legge del Mietpreisbremse sfruttando il tempo precedente alla reale applicazione della stessa, ad esempio aumentando gli affitti di contratti già esistenti, oppure affittando appartamenti vuoti a cifre più alte rispetto a quelle che avrebbero altrimenti richiesto. Le associazioni dei proprietari rifiutano tali teorie, sostenendo che non esistono reali statistiche che confermino che gli aumenti siano stati applicati sistematicamente. Ed effettivamente Reiner Wild, a capo dell’Associazione inquilini di Berlino, conferma che nella capitale non sono stati registrati sbalzi particolari dei canoni d’affitto. Ma diversa è la situazione in altre città, come Friburgo, Jena e Rostock dove gli affitti hanno subito recentemente modifiche consistenti, e non al ribasso.

Anche gli agenti immobiliari hanno a più riprese ribadito la loro contrarietà a questo sistema, che ridurrebbe in modo consistente il numero dei loro clienti e quindi dei loro utili. Secondo loro infatti, il principio in base al quale sarebbe il proprietario di casa a dover pagare l’agente immobiliare e non più l’inquilino, scoraggerebbe gli stessi locatari ad usufruire dei loro servizi. La corte costituzionale federale ha però a tale proposito cancellato ogni dubbio: il Mietpreisbremse non minaccia in alcun modo la professione dell’agente immobiliare e può quindi essere introdotto in ogni città si ritenga utile.