Intervista a Francesco De Gregori

Francesco De Gregori (foto: Agenzia F&P Group)
Francesco De Gregori (foto: Agenzia F&P Group)

Stoccarda– Con il suo approccio aperto alle sperimentazioni e il suo desiderio di maturare artisticamente ed evolversi, Francesco De Gregori ha saputo allontanare quell’etichetta di “cantante schivo” che gli era stata assegnata fin dai primi anni quando seguiva le orme di Bob Dylan.  Ha accettato di avvicinarsi al mondo televisivo (indimenticabile il programma Due con Lucio Dalla nel 2010), radiofonico, e anche a quello tecnologico (come dice lui stesso, “ora un intero concerto è su youtube dopo poche ore”, che senso ha nascondersi?). Nel 2012 viene presentato al Festival del cinema di Venezia un documentario sul De Gregori attuale, diretto da Stefano Pistolini. Dello stesso anno è il libro fotografico “Guarda che non sono io”.

Affermatosi come cantautore poetico e politico, De Gregori ha attraversato negli ultimi anni una fase molto attiva nella politica, ma una profonda delusione lo ha spinto ad allontanarsi tanto da chiedere esplicitamente ai giornalisti di non fargli domande al riguardo.
Il suo ultimo album, “VIVAVOCE“, esce il 10 novembre e rivisita ventotto brani in chiave contemporanea: perché anche se il suo pubblico è rimasto ancorato alle vecchie canzoni storiche, lui no. Quelle canzoni sono cresciute e si sono evolute con lui per cui gli arrangiamenti inevitabilmente sono cambiati seguendo i suoi ritmi, e ha sentito il bisogno di fissarle in una nuova forma.

Anche la breve tournée che lo porterà in Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Inghilterra nel mese di novembre è un’esperienza che non ha mai fatto prima.

In vista della sua unica tappa tedesca del 9 novembre al Schabendlandhalle di Fellbach, nei pressi di Stoccarda, IlSoleItaliano lo ha intervistato.  Il tono è subito amichevole chiede subito di darci del tu.

Perché un tour europeo proprio a ridosso dell’uscita dell’album “Vivavoce”? E in base a quali criteri sono stati scelti i Paesi e le città?
Non è stata una decisione presa a freddo. Era da diverso tempo che pensavo di fare qualche data in Europa. L’uscita del disco si è accavallata per caso, però sono contento così. L’idea di stare con la chitarra su un palcoscenico lontano mentre esce un mio nuovo disco in Italia mi sembra molto interessante.
Le città sono state scelte dalla mia agenzia in base alle richieste e alle possibilità. Questa è la mia prima tournée all’estero quindi mi muovo su un terreno ancora vergine, non so quanto e dove sono conosciuto. Sono contento però di cominciare a Zurigo che è una città in cui ho suonato tante volte. In Germania sono stato spesso ma mai a Stoccarda. Sarà la mia prima volta.

Francesco De Gregori in concerto (foto: Agenzia F&P Group)
Francesco De Gregori in concerto (foto: Agenzia F&P Group)

Che rapporto hai con la Germania?
Il rapporto che hanno gli italiani con la Germania è intenso da sempre. Sarà un luogo comune, ma è forse un po’ vero che gli italiani sono affascinati dal senso geometrico, dalla precisione, dal rispetto delle regole dei tedeschi, e viceversa i tedeschi sono affascinati dal nostro essere latini, sentimentali, caciaroni. Ma queste due facce della luna non hanno mai impedito che ci fosse un rapporto di affetto reciproco, nonostante le guerre, le ostilità, e i conflitti economici degli ultimi tempi. Io ho sempre amato la Germania. Purtroppo non parlo tedesco e invidio molto i miei amici che possono farlo.

Quindi al concerto non ti cimenterai in prove linguistiche?
Kennedy disse “Ich bin ein Berliner“ e io sul palco dirò “Ich bin ein Stuttgarter!“

Che tipo di pubblico ti aspetti di trovare a Stoccarda?
Non lo so, anche questa sarà una sorpresa. Immagino che a Stoccarda ci saranno soprattutto persone della mia età che conoscono i miei successi del passato, ma spero di trovare un po’ tutte le generazioni e, perché no, anche qualche tedesco curioso. Quando vado a suonare a Zurigo la metà del pubblico è composta da zurighesi appassionati della musica italiana. Io sono aperto a tutto. L’importante è che la gente sia contenta quando esce dal teatro.

Negli ultimi decenni l’emigrazione italiana è molto cambiata. Dai Gastarbeiter ai cervelli in fuga, oggi stanno arrivando tantissimi laureati in materie umanistiche che vorrebbero affermarsi in campo artistico o che cercano di esprimere la propria creatività anche sul lavoro. Tu consiglieresti a un giovane di partire o di restare?
Partire è comprensibile e condivisibile, ma non spingerei mai un giovane ad andarsene dicendogli che in Italia non c’è più niente da fare. Gli direi comunque di provare a trovare la sua strada in Italia, di insistere, e se poi non riesce a realizzarsi, di provare altrove. D’altra parte questo “altrove” è sempre abbastanza vicino perché oggi le distanze si sono accorciate di molto e andare all’estero non significa più lasciarsi alle spalle la propria cultura, non è per forza un passo definitivo. Di buono c’è che, comunque vada, stare all’estero t’insegna molto. E per quanto riguarda gli artisti: be’, da sempre gli artisti sono randagi, girano, annusano, cercano e scoprono. L’artista deve mettere in conto il fatto di muoversi e viaggiare.

Nell’album “Vivavoce” hai sentito il bisogno di arrangiare i vecchi successi in chiave contemporanea perché, portandoteli sempre addosso, sono cambiati insieme a te. Ma i fan sono irrimediabilmente legati alle versioni originali che suscitano in loro ricordi della giovinezza. Questo mi fa pensare al fatto che la musica spesso è “una cosa da ragazzi” e che “ad una certa età si smette di ascoltarla“. Sei d’accordo?
Sì, purtroppo è vero. Non tutti, ma molti smettono perché si occupano di cose più “serie”, magari si interessano di più di cinema, di letteratura o di arte contemporanea. La musica è tutto quando si è giovani. Era così nella mia generazione ed è così anche per i giovani di oggi che scaricano le canzoni dal web. Crescendo questa fase quasi compulsiva di consumo musicale si attenua. Ci sono passato anch’io. Quando avevo vent’anni passavo le nottate ascoltando dischi, ora invece leggo, nonostante la musica sia il mio lavoro. Però se continui a fare musica interessante il tuo pubblico lo avrai sempre. Credo che soltanto un 15 o 20 per cento del pubblico di quarant’anni fa mi segua ancora adesso, ma ne ho acquisito un nuovo grazie ai lavori successivi. Non sono mai rimasto senza pubblico e ne sono molto contento.

Francesco De Gregori in concerto
domenica 9 novembre, ore 20:00
Schwabenlandhalle Fellbach
Tainerstraße 7, 70734 Fellbach

Per l’acquisto dei biglietti:
easyticket, eventim, mruss-ticket

 

 

 

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