Chi si vede negare un prestito, un contratto o un appartamento dopo un controllo Schufa ha più strumenti per chiedere spiegazioni. Il 21 ottobre la Corte federale di giustizia (Bundesgerichtshof, BGH) ha deciso quattro cause contro la Schufa, la principale agenzia tedesca di informazioni sul credito (comunicato n. 198/2026, I ZR 227/25, 228/25, 229/25 e 230/25).
In breve
- La Schufa deve spiegare la «logica» dello score solo se lo score ha pesato in modo determinante su una decisione presa da un’azienda nei confronti del consumatore.
- Toccherebbe al consumatore dimostrarlo, ma il BGH gli rende la prova molto più facile.
- Le quattro cause tornano alla Corte d’appello di Dresda, che dovrà accertare i fatti.
Cosa ha deciso la Corte
Lo score è il numero con cui la Schufa stima la probabilità che una persona paghi i suoi debiti. Banche, operatori telefonici e spesso anche i locatori lo consultano prima di firmare un contratto. Il regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) dà a ogni persona il diritto di sapere quali dati la riguardano (art. 15) e la protegge dalle decisioni prese in modo solo automatico (art. 22).
Già nel 2023 la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che lo score può essere una «decisione» ai sensi del GDPR, se l’azienda che lo riceve si basa in modo determinante su quel numero. Il BGH ha applicato questo principio e lo ha precisato: il diritto a ricevere informazioni sulla logica del calcolo nasce solo se un terzo ha davvero deciso, sulla base dello score, se concludere, eseguire o chiudere un contratto con il consumatore.
La Corte d’appello di Dresda aveva dato ragione ai consumatori senza verificare questo punto. Il BGH ha annullato le sentenze nella parte che obbligava la Schufa a fornire le informazioni e a rimborsare le spese legali. Secondo i giudici, le lettere che la Schufa aveva mandato nel 2023 non bastavano comunque a soddisfare l’obbligo, se questo esiste.
La prova resa più facile
Il punto più utile per i consumatori è l’onere della prova. In base al principio di effettività del diritto europeo, il BGH concede al consumatore «agevolazioni rilevanti». Basta dimostrare due cose:
- che la Schufa ha trasmesso uno score a un’azienda;
- che poco dopo quell’azienda, o una società collegata, ha preso una decisione sfavorevole nella trattativa o nel contratto.
A quel punto si presume che il rifiuto dipenda in modo determinante dallo score. È però una presunzione relativa: la Schufa o l’azienda possono dimostrare il contrario.
Chi arriva in Germania dall´Italia spesso non ha uno score, o ne ha uno basso perché la sua storia di pagamenti è breve. È uno degli ostacoli più frequenti quando si cerca casa, si chiede un finanziamento o si firma un contratto per il telefono. Il comunicato del BGH non parla di affitti, ma il principio vale per qualunque contratto con un terzo. Se un locatore rifiuta dopo aver visto lo score, dovranno valutarlo i giudici caso per caso.
Cosa fare
- Chiedere la copia gratuita dei propri dati alla Schufa (art. 15 GDPR) e controllare che siano corretti. I dati sbagliati si possono far rettificare.
- Dopo un rifiuto, annotare le date e chiedere per iscritto all’azienda se ha consultato la Schufa e se la decisione dipende dallo score.
- Fare domande precise: la sentenza non obbliga la Schufa a rivelare la formula, quindi conviene chiedere quali dati hanno pesato e in che misura.
- Se non si ottiene risposta, ci si può rivolgere alla Verbraucherzentrale Bayern o all’autorità per la protezione dei dati competente per la Schufa, che ha sede a Wiesbaden, in Assia.
La Corte d’appello di Dresda dovrà riesaminare i quattro casi e stabilire se gli score hanno davvero determinato le decisioni. Dalle nuove sentenze si capirà quanto devono essere dettagliate le spiegazioni della Schufa.
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Fonti: Bundesgerichtshof, comunicato stampa n. 198/2026 del 21 ottobre 2026, I ZR 227/25, I ZR 228/25, I ZR 229/25, I ZR 230/25; regolamento (UE) 2016/679, artt. 15 e 22.
Aggiornato al: 22 ottobre 2026
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