Stadtwerke-Fusion: si accendono gli animi

Augsburg: 12 luglio si svolgerà il referendum cittadino sulla Stadtwerke-Fusion
Augsburg: 12 luglio si svolgerà il referendum cittadino sulla Stadtwerke-Fusion

Augsburg: Il 12 luglio si svolgerà la Bürgerentscheid, ovvero il referendum, sulla fusione della Stadtwerke Augsburg Energie und Netze Gmbh (SWA) e la Erdgas Schwaben Gmbh. Attualmente la Stadtwerke Augsburg è al 100% proprietà del comune e gestisce l’energia, l’acqua e i servizi di trasporto pubblico cittadino. In tale proprietà, se al prossimo referendum vincerà il sì, dovrebbe entrare anche la Erdgas Schwaben, società che appartiene in maggioranza alla Thüga, una delle più grandi e importanti ditte tedesche che si occupano di energia e che raggruppa al suo interno oltre 100 aziende comunali.

Se gli argomenti a favore di questa unione sono molti, altrettanti e forse più forti sono quelli contro di essa, in quanto riguardano il benessere pubblico dei cittadini e la cura della natura e sono basati sull’esperienza degli ultimi anni in diverse altre città europee.

È essenziale che le aziende che si occupano delle infrastrutture pubbliche rimangano al 100% nelle mani del comune, in quanto spetta unicamente ai cittadini decidere su questioni che riguardano la collettività. Quei cittadini che ogni giorno utilizzano quelle infrastrutture pubbliche e che dipendono da esse. Ma questa libertà, dopo l’eventuale fusione, verrebbe in qualche modo a mancare. In base all’accordo firmato dalle due società, la Thüga Aktiengesellschaft riceverebbe infatti una quota del 30,1% della Stadtwerke e quindi otterrebbe la possibilità di porre il veto su alcune questioni fondamentali.

La Stadtwerke ha un ruolo fondamentale nella politica energetica regionale e dovrebbe rimanere indipendente da dominazioni esterne. Così come i cittadini dovrebbero poter decidere sulle faccende energetiche in modo autonomo e non sotto l’influenza delle corporazioni.

Inoltre un interesse prioritario deve essere dato allo sviluppo di un piano energetico sostenibile, che protegga la natura e il clima della regione. Ancora una volta, tutto questo sarà possibile solo se le aziende pubbliche rimarranno completamente a gestione comunale, affinché possano reinvestire i loro utili in maniera responsabile e non essere al contrario sottomesse agli interessi di profitto delle imprese.

Troppo poco inoltre si è detto sul costo che tale fusione avrà. L’unione delle due aziende infatti è estremamente costosa e inciderebbe gravemente sul bilancio cittadino e quindi sui suoi abitanti che vedrebbero sparire milioni di euro dalle casse della città. Ad oggi il comune riceve ogni anno dalla Stadtwerke ben 3,6 milioni di euro di guadagni, fondi che, successivamente alla fusione, non arriverebbero più per diversi anni, togliendo aiuti sostanziali alle scuole, agli impianti sportivi, alla cultura.

I profitti del settore dell’energia, inoltre, sorreggono il trasporto pubblico e lo rendono accessibile. In caso di una fusione, la società per azioni Thüga riceverà una garanzia di reddito, che avrebbe prevalenza sulla sovvenzione del traffico locale.

Dalla fusione si aspettano utili di 3,2 milioni di euro da risparmi sul personale. Questo significa che nel medio termine verranno eliminati presso la Stadtwerke 50-60 posti di lavoro, che non si prevede possano in futuro essere rimpiazzati.

Presumibilmente dovrebbe essere possibile riacquistare in qualsiasi momento le azioni della Stadwerke vendute alla Thüga. In pratica, tuttavia, questo non è possibile. In caso di un riacquisto, infatti, la città dovrebbe sborsare una cifra altissima, raddoppiando così i suoi debiti.

Solo chi è “padrone a casa propria” può realmente determinare che cosa vi accade. Solo una Stadtwerke al 100% comunale garantisce vicinanza alle esigenze dei cittadini e decisioni responsabili a favore della città. Per questo è necessaria un’azienda pubblica che sia libera e con processi decisionali trasparenti.

Ultimo, ma non meno importante, la fusione va completamente contro la tendenza attuale. Da parecchi anni infatti molte città rimunicipalizzano i loro servizi pubblici che erano stati privatizzati, riacquistando sotto pressione dei cittadini e ad alto costo le loro reti.

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