Diverse radici in un unico territorio

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Augsburg - Oberhausen Casermoni case popolari (foto © ilsoleitaliano - C. M.)
Augsburg - Oberhausen Casermoni case popolari (foto © ilsoleitaliano - C. M.)
Augsburg – Oberhausen Casermoni case popolari (foto © ilsoleitaliano – C. M.)

Germania. Verso l’interculturalità, l’internazionalità, il convivere di tradizioni e modi di vedere diversi. Le interazioni, gli scambi sociali tra individui con radici e culture differenti. È il senso di un intrecciare radici diverse, provenienze da svariati paesi, variegati stati, lontani continenti.

Il paese si fa eterogeneo, cambia il suo volto, si modifica con la presenza dei popoli che in esso vivono e interagiscono tra di loro, continuando comunque ad esercitare influenze sui sempre nuovi arrivati.

Come si reagisce in un paese che non è il proprio e in cui ci si trova all’improvviso – per scelte personali o necessità contingenti più o meno gravi – senza nessuna reale preparazione linguistica o una effettiva e concreta conoscenza del territorio, degli abitanti, della cultura, delle tradizioni, della società e anche della politica?

Secondo l’ufficio federale per le statistiche – lo Statistichen Bundesamte – sono 2,7 milioni, in tutto il Bayern, con riferimenti dal 2013, le persone provenienti da famiglie legate al fenomeno dell’immigrazione, ovvero corrispondenti a circa il 20 percento dell’intera popolazione.

Uno studio dell’Hanns-Seidel-Stiftung ha messo in evidenza testimonianze e opinioni di 2000 immigranti trasferitosi in Bavaria ormai già da qualche anno.

Uno dei dati emersi dalla ricerca, è il predominare di reazioni positive e impressioni di soddisfacimento per le condizioni di vita che si sono trovate in Germania, nello specifico nel Freistaat Bayern. Due terzi degli intervistati, che in media vivono sul territorio bavarese da circa 20 anni, affermano di essere oltremodo soddisfatti delle prospettive di vita e lavorative, contenti delle possibilità di trovare un alloggio. In generale il Bayern ha offerto loro positive nuove chance di riscatto personale. Non secondario, in questo processo di integrazione e di raggiungimento di qualità di vita adeguate, è l’aspetto della lingua.

Chi vive ormai da lungo tempo in Germania, ha una padronanza della lingua quasi perfetta, potendo dunque questa conquista linguista agevolare il processo di integrazione e con ciò aumentare le possibilità di trovare un impiego, anche dal punto di vista remunerativo soddisfacente. A questo proposito le statistiche dimostrano come la presenza di figli di migranti sia maggiore nella Mittelschule che nella Realschule e al Gymnasium. Questo, quanto meno, il risultato di una ricerca del 2010/2011. Il modo di pensare al giorno d’oggi sembra essere leggermente mutato. E allora si registra il fenomeno di una presa di coscienza, su quanto sia importante intraprendere una formazione appropriata e più o meno approfondita, e il numero degli iscritti di figli di immigrati nelle classi del Gymnasium è aumentato. Rimane comunque vero che chi appartiene ad una famiglia benestante e ben istruita, è più propenso a frequentare il Gymnasium rispetto ai membri di famiglie con complicate situazioni sociali e un basso livello di istruzione. Questi ultimi sembra prediligano la categoria scolastica del Mittelschule.

Ovviamente non sono mancate testimonianze negative, corrispondenti ad un quarto degli intervistati. I punti critici sottolineati sono legati ad episodi di discriminazione di cui sono stati partecipi o protagonisti, e talvolta si sono registrati anche casi di insulti o veri e propri atti di violenza.

Augsburg. La città presenta una situazione di disomogeneità relativa alla distribuzione sul territorio urbano degli Ausländer, dei ceti sociali meno abbienti e che hanno fatto ricorso alle agevolazioni dell’Hartz-IV, dei bambini e adolescenti con origini straniere, degli immigranti solitari senza appoggi d’alcun genere (categoria ad alto rischio di povertà) e dei pensionati.

I quartieri Oberhausen, Rechts der Wertach, Hochfeld, Wolfram-Herrenbachviertel e Lechhausen Süd/West registrano un’alta percentuale del numero di individui appartenenti a categorie sociali svantaggiate e a rischio povertà, e pertanto testimoniano la necessità di un più efficace processo di integrazione.

Riferendoci allo studio della già citata Hanns-Seidel-Stiftung, il 70% degli immigrati risulta abitare in piccole realtà cittadine, comuni dalle dimensioni ridotte. Questo, secondo la presente indagine, impedisce quel fenomeno – comune nelle grandi città – di ghettizzazione ed isolamento a cui gli stranieri sono soggetti nel caso mancasse un adeguato e concreto processo d’integrazione. Il caso di Augsburg esemplifica questa posizione.

Certo, non bisogna dimenticare di un importante fattore, che contribuisce a questo isolamento e periferizzazione, ovvero quello relativo alle possibilità economiche. Le periferie offrono da sempre un appiglio per le classi meno abbienti, mettendo a disposizione case sociali o appartamenti con canone d’affitto popolare. Eppure il rischio di criminalità e di disagio sociale rimane alto, intaccando la qualità della vita ed ostacolando quel processo di interazione ed integrazione che aiuta a sentirsi parte integrante della società.