Il 4 dicembre 2026 gli italiani residenti all’estero rinnovano i Comitati degli italiani all’estero, i Comites. Nella circoscrizione consolare di Monaco di Baviera si eleggono 18 consiglieri. Ma prima che una scheda arrivi a casa, qualcuno ha già deciso quali liste si possono votare. È il Comitato elettorale circoscrizionale, in sigla CEC: un organo poco conosciuto, che in queste settimane è al centro di polemiche in America Latina.
Chi siede nel comitato
Le regole sono nella legge 286 del 2003 e nel suo regolamento, il D.P.R. 395 dello stesso anno. Le liste si presentano all’ufficio elettorale del consolato. Chiuso il termine, presso il consolato si costituisce il CEC, presieduto dal capo dell’ufficio consolare o da un suo delegato. I candidati non possono farne parte.
Gli altri membri sono nominati dal console, ma non li sceglie lui. Una parte è designata dai presentatori delle liste: un rappresentante per ogni lista. L’altra parte è designata dalle associazioni di emigrati attive nella circoscrizione da almeno cinque anni. I rappresentanti delle associazioni sono al massimo sei nelle circoscrizioni fino a 100.000 cittadini italiani e al massimo dodici nelle altre, come Monaco. Se le designazioni sono di più, si sorteggia.
Il comitato decide a maggioranza; in caso di parità vale il voto del presidente. Significa che il console presiede, ma la maggioranza la fanno i rappresentanti delle liste e delle associazioni.
Cosa può decidere
La legge affida al CEC il controllo della validità delle firme e delle liste, la nomina dei seggi e degli scrutatori. Il regolamento, all’articolo 16, elenca le verifiche da compiere entro dieci giorni dalla chiusura delle liste:
- dichiarare non valide le liste senza il numero minimo di firme: a Monaco servono almeno 200 elettori;
- invitare a modificare i simboli identici o confondibili con quelli presentati prima;
- tagliare le liste con troppi candidati e cancellare i candidati senza requisiti: senza accettazione firmata, presenti in più liste, non residenti nella circoscrizione o sotto l’età minima;
- dichiarare non ammissibile una lista rimasta con meno candidati dei seggi da eleggere;
- numerare le liste ammesse e i candidati.
Sul simbolo il regolamento prevede solo l’invito a cambiarlo se si confonde con un altro. Altrove richiede però che ogni lista sia «munita di proprio contrassegno». Fin dove arrivi il potere del comitato su un simbolo irregolare è proprio il punto controverso. Per le controversie sull’applicazione della legge il regolamento indica come giudice il TAR del Lazio.
Il caso Córdoba
A Córdoba, in Argentina, le liste presentate erano quattro. Il CEC si è riunito il 9 ottobre e ne ha ammesse due: quella del MAIE e quella delle Associazioni Democratiche Italo-Argentine (ADIA). Sono state escluse «Córdoba Democrática» e «Uniti e Organizzati». Il Sole ha potuto consultare il verbale della seduta e la relazione dell’ufficio elettorale del consolato.
Il comitato era composto dalla console generale, che lo presiedeva, da un rappresentante per ciascuna delle quattro liste e da dodici membri sorteggiati tra i 66 nomi proposti da dieci associazioni. Uno dei sorteggiati era assente alla seduta.
«Uniti e Organizzati» è stata esclusa all’unanimità. Secondo l’ufficio elettorale aveva presentato due firme invece delle 200 richieste e una sola accettazione di candidatura su 18 candidati. Il suo rappresentante ha comunque fatto parte del comitato.
Per «Córdoba Democrática» le firme non erano in discussione: secondo l’ufficio elettorale erano 255, di cui 224 certificate, oltre la soglia di 200. La contestazione, sollevata da un membro designato da un’associazione, riguardava tre punti: la mancanza della descrizione del contrassegno, cioè il simbolo della lista, negli atti di presentazione; un contrassegno non conforme ai moduli del ministero degli Esteri e non stampabile sulla scheda senza modifiche. Il comitato ha votato l’esclusione con 14 voti a favore e uno contrario, quello del rappresentante della lista, che si è riservato di impugnare la decisione. Il verbale non riporta un invito a modificare il simbolo.
La relazione dell’ufficio elettorale segnala anche che una delle persone sorteggiate era al tempo stesso supplente del rappresentante della lista ADIA. Dagli atti risulta lo stesso doppio ruolo per un altro sorteggiato, supplente del rappresentante del MAIE.
Le versioni sono opposte:
- La lista esclusa sostiene che il comitato non aveva il potere di escluderla per il simbolo, perché l’articolo 16 del regolamento elenca le verifiche in modo tassativo e sui simboli prevede solo l’invito a modificarli. Contesta anche la composizione del comitato: secondo la lista, le associazioni che hanno proposto i nomi sono vicine a un unico gruppo, e una lista presentata con due firme ha avuto un posto nel CEC e ha votato l’esclusione. Ha annunciato un ricorso urgente alla giustizia italiana.
- Secondo la versione opposta, riportata dal portale Italia chiama Italia, la lista non aveva presentato la descrizione del simbolo, necessaria per stamparlo sulla scheda. Il simbolo avrebbe inoltre misurato 3,1 per 2,6 centimetri, invece dei 4 dichiarati a verbale.
Il 23 ottobre il deputato Fabio Porta (PD), eletto in America meridionale, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro degli Esteri. Chiede di verificare il procedimento, di riammettere la lista e di sospendere nel frattempo la stampa delle schede. Le polemiche non riguardano una sola parte: a Mar del Plata le contestazioni riguardano una lista ammessa, secondo i critici, con 182 firme invece di 200.
Non spetta a questo giornale stabilire chi abbia ragione. Il caso mostra però un punto debole della legge, sollevato già a settembre dal portale italo-australiano Allora!: chi decide sull’ammissione delle liste è in parte espressione delle liste stesse e delle associazioni vicine ai candidati.
E a Monaco?
A Monaco i membri del CEC sono stati nominati con il decreto consolare n. 103 del 7 ottobre 2026, pubblicato all’albo del Consolato generale. Il comitato si è riunito il 9 ottobre e ha ammesso tre liste per Monaco: «Italiani in Baviera», «Voci Italiane Baviera» e «Oltre». Per il Comites di Norimberga è stata ammessa una sola lista, «Insieme per la Franconia». Il manifesto con tutti i candidati è sul sito del Consolato.
La comunicazione del Consolato non indica se siano state presentate altre liste, poi escluse.
Cosa bisogna fare per votare
Per i Comites il plico elettorale non arriva automaticamente, come per le elezioni politiche. Viene spedito solo a chi chiede di essere iscritto nell’elenco elettorale entro il 4 novembre 2026. La richiesta si può fare online sul portale Fast It del ministero degli Esteri oppure con il modulo del Consolato. Tutti i passaggi sono nel nostro articolo Elezioni Comites, per votare a Monaco bisogna iscriversi entro il 4 novembre.
Possono votare i cittadini iscritti all’AIRE e residenti nella circoscrizione da almeno sei mesi. La scheda votata deve arrivare al Consolato entro il 4 dicembre.
Leggi anche: Elezioni Comites, per votare a Monaco bisogna iscriversi entro il 4 novembre
Fonti: Legge 23 ottobre 2003, n. 286, artt. 5, 13, 15, 16; D.P.R. 29 dicembre 2003, n. 395, artt. 14, 15, 16, 33; Consolato Generale di Monaco, albo consolare (decreto n. 103/2026); Consolato Generale di Monaco, liste ammesse, 16 ottobre 2026; manifesto elettorale di Monaco di Baviera; Consolato Generale di Córdoba, verbale del CEC del 9 ottobre 2026 e verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale del 7 ottobre 2026; Gente d’Italia, interrogazione Porta, 24 ottobre 2026; La Rosca Electoral; Italia chiama Italia; Allora!, 28 settembre 2026; Consolato di Colonia, iscrizione all’elenco entro il 4 novembre 2026.
Hai segnalazioni da farci? lettori@ilsoleitaliano.com


