Chi lascia la Germania per tornare in Italia pensa al trasloco, al contratto d’affitto, alla scuola dei figli. Al fisco tedesco si pensa poco: si dà per scontato che basta andare via dalla Germania per chiudere in automatico i conti con la Finanzamt. Non è così. La residenza fiscale si sposta, ma alcuni redditi restano legati alla Germania, e in certi casi la Germania tassa proprio il fatto di andarsene.
- Nell’anno del trasferimento quasi sempre si presenta ancora una dichiarazione in Germania.
- Chi tiene un appartamento a Monaco e lo affitta continua a pagare le tasse su quell’affitto in Germania.
- La pensione della Deutsche Rentenversicherung, per chi ha la cittadinanza italiana, si tassa in Italia.
- Chi possiede almeno l’1% di una società di capitali può dover pagare una «tassa di uscita».
Le regole di base
In Germania paga le tasse su tutti i redditi del mondo chi vi ha il domicilio o la dimora abituale (§ 1 comma 1 EStG). Quando ci si trasferisce in Italia questo obbligo finisce, ma ne comincia un altro, più ristretto: la Germania continua a tassare i redditi di fonte tedesca elencati dalla legge (obbligo «limitato», §§ 1 comma 4 e 49 EStG). Chi torna a risiedere in Italia, invece, è tassato dall’Italia su tutti i redditi. Quando due Stati possono tassare lo stesso reddito, decide la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania del 1989.
L’anno del trasloco
Per l’anno in cui si parte, la Germania fa un’unica dichiarazione. I redditi tedeschi dei mesi successivi alla partenza vengono inclusi (§ 2 comma 7 EStG), e quelli esteri dello stesso anno, pur non tassati, servono a calcolare l’aliquota (riserva di progressività, § 32b EStG). Per questo la dichiarazione dell’ultimo anno è spesso obbligatoria, e va presentata nei termini, anche quando se ne occupa un consulente. Conviene comunque farla: chi ha lavorato solo una parte dell’anno ha spesso ritenute in eccesso da recuperare.
In Italia, invece, si è residenti per l’intero anno solo se per la maggior parte dell’anno (183 giorni) si ha in Italia la residenza anagrafica, il domicilio (le principali relazioni personali e familiari) o la presenza fisica (art. 2 TUIR, testo in vigore dal 2024). Chi rientra a novembre di norma non è residente in Italia per quell’anno; chi rientra a febbraio può esserlo per tutto l’anno, e il conflitto con la Germania per i primi mesi si risolve con la Convenzione (art. 4).
Quattro casi tipici.
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Le altre cose da chiudere
- Abmeldung a Monaco prima di partire: prova la data del trasferimento.
- Kindergeld: di norma finisce con il trasferimento della famiglia, salvo che un genitore continui a lavorare in Germania. Va comunicato subito alla Familienkasse.
- Previdenza Riester: chi si trasferisce in un altro Paese UE non dovrebbe dover restituire i contributi statali solo per il trasloco.
- AIRE: con l’iscrizione all’anagrafe del Comune italiano la posizione AIRE viene chiusa.
- Cassa mutua: per i pensionati con pensione tedesca la copertura sanitaria in Italia passa di solito dal modulo S1. È un tema che tratteremo a parte.
Le cifre in gioco possono essere importanti: prima di partire conviene far controllare il proprio caso da un consulente fiscale che conosca entrambi i sistemi.
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Francesco Gianni Blundo
Fonti: Einkommensteuergesetz (EStG), §§ 1, 2, 17, 32b, 46, 49, 50; Außensteuergesetz (AStG), §§ 2 e 6; Convenzione Italia–Germania contro le doppie imposizioni del 18 ottobre 1989 (L. 459/1992), artt. 4, 6, 18, 19, 24; Bundesfinanzhof, sentenza del 17 agosto 2022, I R 17/19; TUIR (D.P.R. 917/1986), artt. 2, 24-ter, 165; D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209, art. 5; L. 11 marzo 2026, n. 34, art. 26.


