Baviera. Un colloquio con l’insegnante, un incontro sul rendimento del figlio, una riunione dopo un litigio in classe: chi parla poco tedesco si chiede spesso se la scuola debba mettere a disposizione un interprete. Le risposte del governo bavarese a due interrogazioni del Landtag, pubblicate il 3 novembre, sono chiare: in Baviera non esiste un servizio di interpreti per le scuole, non ci sono regole su chi possa tradurre e nessuno tiene il conto dei costi. Un servizio unico per tutto il Land non è previsto.
Le domande al Landtag
Le due interrogazioni scritte (Schriftliche Anfragen) sono state presentate il 7 luglio dal deputato Florian Köhler (AfD). La prima riguarda le scuole e i servizi per l’infanzia, la seconda i centri di accoglienza statali e gli uffici stranieri (Ausländerbehörden). Chiedevano quanti interventi ci sono stati dal 2020, quanto sono costati, quali lingue servono di più e quali requisiti devono avere gli interpreti. Hanno risposto il ministero dell’Istruzione (Kultusministerium), d’intesa con quello della Famiglia, il 28 settembre, e il ministero dell’Interno il 23 settembre.
A scuola decide ogni istituto
Secondo il Kultusministerium gli interpreti li organizza ogni scuola in autonomia. Il ministero non raccoglie dati e non li chiederà alle scuole, perché il lavoro sarebbe sproporzionato e i numeri poco affidabili. Non esistono neppure requisiti: né il ministero dell’Istruzione né quello della Famiglia stabiliscono chi possa fare da interprete o quale qualifica debba avere. La persona adatta la sceglie la scuola, caso per caso. Nella vita di classe, aggiunge il ministero, gli alunni possono anche aiutarsi tra loro.
Lo Stato paga un interprete o un accompagnatore linguistico (Fremdsprachenbegleiter) solo in casi isolati, per colloqui necessari come quelli su conflitti, situazioni di crisi o andamento scolastico. I soldi vengono dal capitolo di bilancio per l’istruzione di profughi e migranti e sono gestiti dai governi distrettuali, per Monaco di Baviera la Regierung von Oberbayern. In tutta la Baviera si tratta, secondo il ministero, al massimo di qualche decina di casi l’anno.
Per asili nido e Kita la competenza è dei Comuni. I contributi statali non coprono gli interpreti e il ministero della Famiglia non sa quanto si spenda né in quali occasioni.
Cosa possono fare i genitori
Nella risposta c’è un punto pratico: i genitori possono portare al colloquio una persona che traduca , d’accordo con gli altri partecipanti e con la direzione della scuola. In concreto conviene: avvisare la scuola prima del colloquio che ci sarà un interprete; scegliere possibilmente un adulto di fiducia, e non il…
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Negli uffici la lingua è il tedesco
La seconda risposta riguarda soprattutto i centri di accoglienza per richiedenti asilo e gli uffici stranieri. Anche qui i costi non vengono registrati a parte, e non lo saranno: ogni ufficio paga gli interpreti con il proprio bilancio. Le lingue più richieste sono arabo, russo e ucraino; è difficile trovare interpreti per somalo, dari, farsi, pashtu e curdo. Gli interpreti al telefono o in video si usano sempre meno, sostituiti da app di traduzione e strumenti di intelligenza artificiale.
Per gli italiani, che come tutti i cittadini dell’Unione non hanno bisogno di un permesso di soggiorno, l’ufficio stranieri conta poco. Vale però una regola generale: negli uffici pubblici bavaresi la lingua ufficiale è il tedesco (art. 23 BayVwVfG). Per i documenti in un’altra lingua l’ufficio può chiedere una traduzione e, se non arriva in tempo, farla fare a spese di chi ha presentato il documento.
Fa eccezione la sicurezza sociale, cioè casse malattia, pensioni e assegni familiari. Secondo il regolamento UE 883/2004 (art. 76), gli enti di uno Stato membro non possono respingere domande o documenti solo perché scritti in un’altra lingua ufficiale dell’Unione, quindi anche in italiano.
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Fonti: Bayerischer Landtag, Drucksache 19/13617 (risposta del Kultusministerium d’intesa con il ministero della Famiglia, 28 settembre 2026) e Drucksache 19/13613 (risposta del ministero dell’Interno, 23 settembre 2026), pubblicate il 3 novembre 2026; art. 23 BayVwVfG; regolamento (CE) n. 883/2004, art. 76.
Aggiornato al: 4 novembre 2026


