Facebook: …e se il tuo capo ti chiede l’amicizia?

I Social network e l’ambiente di lavoro

Nuova richiesta d’amicizia: il tuo capo. Siamo tutti amici su Facebook, a volte così intorpiditi da questa definizione innocente e pressoché perfetta da abbassare la guardia e non valutare di chi realmente si tratta.

In un articolo pubblicato il 20 gennaio 2017, l’inglese The Guardian prospetta possibili soluzioni per gestire la questione ed arginare il problema. La prima è quella del rifiuto, motivando la ferma decisione di voler separare lavoro e vita privata. In caso non si possa evitare, accettare la richiesta restringerndone però la visibilità, ovvero filtrare e mostrare solo una parte di ciò che si pubblica. Nela pagina Assistenza, Facebook spiega passo per passo come aggiungere una persona alla lista Restrizioni. A livello pratico: accedere al profilo in questione. Posizionare il cursore su amici (sulla copertina), aggiungere ad un’altra lista, cliccare su “con restrizione”. Salvare.

Con questa funzione, la persona in questione fa ancora parte degli amici ma può vedere i tuoi post solo quando si sceglie l’impostazione “visibile a tutti”, o quando questa viene taggata in un post. Un compromesso, una sorta di limbo, un recinto virtuale per proteggere la privacy. Aldilà della staccionata un commento sulla politica attuale, la foto al concerto dei Guns&Roses, la festa di laurea con Prosecco come miglior amico. Anche il video dell’Oktoberfest, anno 2013, che Facebook maestralmente ripesca dal cilindro. “Accade oggi. Vuoi condividere il tuo ricordo?”, chiede ingenuamente il social, permettendoti di rivivere l’evento/avvenimento accaduto proprio quel giorno. Se il capo è tra gli amici e si accetta, è importante comunicare a Facebook “che sono presenti persone a cui non desideri mostrare i tuoi ricordi“.

Il tutto è proporzionato alla quantità di posts, al tempo trascorso sul social, ma soprattutto al buonsenso e all’attenzione con cui si pubblica. La domanda sorge allora spontanea. E se la persona in questione scopre di avere un trattamento esclusivo? Oppure se un collega pubblica una foto insieme e il capo è tra i suoi amici? Come giustificarsi in questi casi? Come vivere sempre accompagnati dal timore di aver dimenticato di impostare la restrizione?

Rifiutare l’amicizia col capo può essere forse interpretato come un gesto sgarbato e impopolare, ma alla fine si rivela la soluzione più semplice.

Facebook ci mette a disposizione gli strumenti per manipolare, camuffare, sgusciare dall’uscita di sicurezza credendo di non essere visti. Ma non la soluzione a tutto. È una finestra sul mondo a cui siamo costantemente affacciati e da cui lasciamo inevitabilmente tracce del nostro passaggio. Che sia una migrazione temporanea o un nomadismo perenne.

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