Monaco di Baviera: Cinquantacinque anni, laureato in Scienze Politiche, indirizzo internazionale, dopo aver girato dal Madagascar alla Croazia all’Etiopia, Renato Cianfarani è, da cinque settimane, Console Generale Italiano in Baviera. Colto, amante dei libri, tanto che ha portato con sé solo i primi duecento mentre migliaia aspettano di raggiungerlo, si sottopone all’intervista col sorriso.
Signor Console, lei è appena arrivato, da cinque settimane per l’esattezza. Come è stato l’impatto con Monaco?
E’ una città molto gradevole, con una grande offerta culturale e di qualunque tipo di attività . E’ una città molto accogliente per tradizione perché è una città che ha sempre avuto ospiti e minoranze ed inoltre è molto vicina all’Italia. Certo, non per tutti la lingua tedesca è facile, ma superato questo ostacolo sicuramente c’è un’alta qualità di vita
Lei è abituato a fare il diplomatico ma, in termini di vita privata, non costa questo essere in qualche modo senza radici? O si possono cercare altri punti di equilibrio?
Diciamo che per fare il diplomatico di carriera ci vuole anche una certa vocazione perché non a tutti piace. A me, francamente invece, si. Ho scelto questa professione perché ci si sposta molto e non come viaggio ma come vivere. Si vive in Paesi a volte molto diversi, a volte simili, ci si sposta con tutte le proprie cose, con le proprie famiglie. C’è un certo sforzo ogni tre o quattro anni, un certo impegno nel dover rivedere il proprio modo di vivere e cambiare lo stile di vita ma se si è curiosi si impara tantissimo sia dalle persone che dalle situazioni e si conosce , forse, meglio l’umanità nel suo complesso esplorandone tutte le varianti, le corde e gli strumenti. Si impara a capire quali sono le cose comuni tra le civiltà e quelle diverse e ci si chiede quali siano i propri valori

Quanta importanza ha la famiglia tradizionale? Specie oggi che è messa in discussione. E’ ancora un valore?
Secondo me si .La famiglia rimane la base della società. Poi, questa affermazione può essere interpretata in vari modi ma è l’ambito nel quale la persona produce di più, fa di più per gli altri e quindi contribuisce alla società. Per me rimane fondamentale. Poi, si sta affermando la famiglia composta da una coppia dello stesso sesso, con diverse variazioni. Ogni civiltà ha la sua storia, le sue religioni, le sue credenze, e quindi c’è disparità nel riconoscimento legale. Tuttavia, in tutto il mondo si sta andando verso una maggiore apertura nel campo dello stile di vita
Quale il ruolo del Comites? Pensa che sia fondamentale?
Il Comites è un organo importante, è previsto dalla legge. Non è vero che sia stato creato solo dall’ Italia. Esiste anche in altri Paesi. E’ un momento utile e necessario al confronto e di presentazione delle istanze della collettività in un determinato territorio. E’ un grande ausilio per le istituzioni statali, per interpretare e cercare di venire incontro alle esigenze dei connazionali
Visto il lavoro che già da anni il Consolato svolge nel settore, le chiedo quale il ruolo della scuola oggi per la formazione degli individui e per un eventuale cambiamento?
La scuola è importante in generale e l’Italia è il Paese che ha creato uno dei migliori sistemi scolastici. E’ fondamentale per la formazione del cittadino consapevole dei propri diritti e che sa convivere con altri cittadini. Ci troviamo qui in una situazione particolare in cui bisogna conoscere la lingua del posto ma nello stesso tempo continuare a conoscere e, se è il caso, migliorare la lingua italiana. E’ possibile, è auspicabile conoscere bene le due lingue per vivere ed affermarsi in Germania ma allo stesso tempo mantenere le proprie radici
Conservare la propria identità e la propria cultura, la propria storia: che fare? Non si rischia di disperderla?
Secondo me è possibile, anzi auspicabile, avere successo nel Paese dove si è andati e mantenere la propria identità. Penso che se si ama il proprio Paese non si può dimenticare la lingua materna e non si può non utilizzarla in situazioni in cui lo si può fare. Vivere in un luogo diverso da quello di origine è un’occasione per arricchire cultura, formazione e identità ma non deve essere fatto a scapito di quello che eravamo. Per cui integrazione si, nel senso di essere cittadino attivo nel paese in cui ci si trova, ma non cancellare le proprie origini.
Un’ultima domanda: qual è il libro che ha sul comodino?
Innanzitutto la guida della Baviera e la divina Commedia. Poi, un libro di Andrea Camilleri
Angela Rossi


